Gustav Klimt e la pittura di paesaggi

Nella seconda metà della sua vita Klimt si dedicò assiduamente alla pittura paesaggistica, con uno stile che si inscrive all’interno del Stimmungsimpressionismus austriaco, caratterizzato da paysage intime, ovvero rappresentazioni soggettive e individuali della natura in aperta opposizione alle rappresentazioni eroiche che caratterizzavano ancora la pittura del tardo ‘800. Si contano più di 50 opere dedicate a questo tema che frequentò dal 1900 fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1918. Si possono ammirare vedute del lago, dei boschi, dei campi, di fiori e di costruzioni architettoniche che con l’avanzare del tempo divennero sempre più uno specchio dell’interiorità del pittore, capaci quindi di sviscerare stati d’animo che la riservatezza di Klimt difficilmente ci avrebbe mostrato in altre situazioni. Queste opere della sua maturità artistica sono state definite ricreative, probabilmente a causa di un fraintendimento derivante dalle abitudini del pittore. Egli infatti trascorreva i mesi invernali in studio a realizzare i dipinti commissionati dall’alta società viennese, mentre i mesi estivi li passava in vacanza sull’Attersee nella zona del Salzkammergut.


Gustav Klimt e la pittura di paesaggi
Schloss Kammer sull’Attersee I, 1908 ca, Praga, Narodni Galerie.

Klimt e la pittura di paesaggi come pittura estiva

Vi erano quindi due pitture agli antipodi, quella invernale e quella estiva, capaci di mostrare la natura interiore di Klimt: da una parte fortemente dedito al lavoro urbano, coi suoi impegni sociali, le mostre, gli impegni presi, i contratti, le scadenze, dall’altra una continua necessità naturalistica di evasione, un costante desiderio di svincolarsi dalle catene che il suo successo comportava. I paesaggi di Klimt vanno dunque guardati come se fossero un momento di libertà di espressione, dato che quei quadri non dovevano sottostare ai desideri dei committenti e quindi ai canoni estetici che avevano reso Klimt un uomo di successo.

Gustav Klimt sulla sua barca sull’Attersee

Proprio grazie a questa libertà estiva Klimt poté regalarsi sperimentazioni artistiche che altrimenti gli sarebbero state precluse, come per esempio il “trova immagini”, un cartoncino dove era stato ricavato un quadrato da cui poteva osservare un pezzo della natura che desiderava ritrarre. Similmente ricorreva al binocolo, che permetteva di isolare particolari che poi venivano trasformati in una composizione paesaggistica dalle linee sempre più strutturate. Proprio grazie a questi espedienti è possibile comprendere come mai l’artista scelse un formato non così comune nella sua produzione, ovvero il quadrato, una forma geometrica classica con forti equilibri armonici che in qualche modo entravano in contrasto con la sua battaglia decennale contro le forme accademiche e storicizzate.

Isola sull’Attersee, 1901 ca, collezione privata

La vita estiva di Klimt era molto ordinata: gli piaceva stare all’aria aperta, si dilettava nella lotta e nella scherma e si perdeva in lunghe passeggiate. Come ricordava il suo amico pittore Carl Moll, la mattina si alzava presto e raggiungeva a piedi dalla sua abitazione il Caffè Tivoli, dove faceva una colazione luculliana, il cui pezzo forte era una generosa porzione di panna montata, che doveva dargli le forze per affrontare l’intera giornata. Lì incontrava molti suoi amici, tra i quali vi era pure Schiele.

Ferruccio Mazzanti

Laureato in filosofia estetica, è un appassionato di arte di qualsiasi genere. Ha pubblicato su numerose riviste narrativa e saggistica. Appassionato di cinema, ha cofondato due riviste: In fuga dalla bocciofila e Il mondo o niente. Il suo romanzo Timidi messaggi per ragazze cifrate è uscito nel novembre del 2020

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