Art Napping: Ovvero un Goya in Cambio della Televisione

Sarebbe impossibile raccontare la storia dell’arte senza parlare di opere trafugate, ladri e furti clamorosi (ne abbiamo infatti già parlato qui e qui). Ma il tema è molto vasto: si va dai furti su commissione a quelli con risvolti simbolici e politici, a quelli fatti al semplice scopo di estorcere denaro ai legittimi proprietari. Quest’ultima è una pratica decisamente molto redditizia, conosciuta anche come Art Napping e, ovviamente, se chi ne è vittima è un’istituzione rinomata la cosa desta clamore. Probabilmente il caso più celebre di cui si abbia memoria è quello che coinvolse verso la metà del secolo scorso un quadro di Goya e la National Gallery di Londra. La vicenda divenne così nota da essere citata persino nel primo film di James Bond.


Ancora oggi si parla di questo furto e nel 2020 è stato realizzato il film The Duke, fuori Concorso alla 77esima Mostra del Cinema, che racconta proprio questa vicissitudine, ovviamente romanzata con molta ironia. Tutto ebbe inizio nel 1961, quando il Duca di Leeds decise di mettere all’asta il Ritratto del Duca di Wellington, eseguito nell’estate del 1812 da Francisco Goya. Il dipinto stava per essere acquistato da un collezionista americano per 140.000 sterline, ma il governo inglese si oppose, entrando all’asta e acquistando il dipinto, con la motivazione che «Il quadro [era] un tesoro nazionale».

Ritratto del Duca di Wellington, il quadro rubato
Francisco Goya, Ritratto del Duca di Wellington, 1812

Entra in scena il ladro, Kempton Bunton

Poco tempo dopo l’acquisizione, il 21 agosto del 1961, Kempton Bunton, un ex camionista, rubò dalla National Gallery il Ritratto del Duca di Wellington. Il dipinto svanì letteralmente nel nulla, si scatenò il panico, e il caso divenne di primaria importanza. La National Gallery fece il record di biglietti: considerando che quello fu il primo e unico furto avvenuto nel museo londinese, il vuoto causato dall’assenza del dipinto divenne esso stesso l’opera. Il malvivente, all’epoca cinquantasettenne, fece irruzione nel museo con una scala, passando attraverso la finestra lasciata aperta di un bagno per uomini. Entrò indisturbato alle 5.50 del mattino. Le guardie erano semplicemente addormentate.

Con il malloppo non aveva intenzione di estorcere una ricompensa in denaro, ma piuttosto una decisione politica. Sappiamo che Bunton considerava il quadro «bruttino» e il duca «un uomo che trattava gli uomini come cani e ha votato contro il suffragio universale». Il suo vero intento era quello di attirare l’attenzione.
Il ladro, dopo essersi costituito, dichiarò di aver rubato il quadro per creare un fondo per le persone bisognose che, non potevano pagare il canone televisivo: «Non ho mai avuto intenzione di trattenere nulla per me. Il mio unico scopo era che alle persone povere ed anziane, che nella nostra società del superfluo restano a quanto pare trascurate, venisse pagato il canone della televisione». Anche lui, da quanto dichiarato, era costretto a pagare il canone alla BBC, nonostante guardasse solo programmi privati.

Kempton Bunton, autore del furto
L’autore del furto, Kempton Bunton

La conclusione della vicenda

Inizialmente, del dipinto non vi fu alcuna traccia, rimase irreperibile per quasi 4 anni. Fino a quando, il 5 maggio 1965, un uomo, alto e magro con i capelli biondi, portò, al deposito dei bagagli della stazione di New Street a Birmingham, un pacchetto legato accuratamente e con la dicitura «Fragile, maneggiare con cura». L’uomo si presentò come Mr Blxham, pagò sette scellini al funzionario di servizio, tale Ronald Lawson e ritirò la ricevuta bagagli riportante il numero F24458. Per ben 16 giorni l’opera impacchettata, rimase a giacere accanto agli altri bagagli. La redazione de Daily Mirror, il 21 maggio, ricevette una lettera contenente la ricevuta bagagli F24458.
Di tutta fretta l’ispettore e sergente detective si diressero verso la stazione, all’alba del 22 maggio poterono stringere fra le mani “il Duca”, in buono stato, ma senza cornice.
Furono fatti molti esami per certificarne l’autenticità e il buono stato, dopo cinque giorni il dipinto era di nuovo appeso.

Kempton Bunton si costituì, la condanna che subì fu mite, solo tre mesi di detenzione, per il furto e la distruzione della cornice. Non fu possibile dimostrare che avesse avuto l’intenzione di tenersi il dipinto.

Chiara Martine Menchetti

Storica dell’arte specializzata in iconografia e iconologia con una specializzazione in Storia dell’arte all’università di Pisa. Si forma professionalmente prima come assistente di galleria, Barbara Paci, poi come Direttrice della Galleria Vecchiato Arte. Dal 2019 collabora per Art-Test, società di studi e analisi diagnostiche, per attribuzioni e autenticazioni. Fondatrice del blog Mag Arte, vive di arte e di mare. Ma il suo vero sogno sarebbe stato fare la cantante, cabarettista e ballerina.

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